Le passioni dei genitori? Un vero e proprio problema per i bambini!

Qualche conoscente ha postato su Facebook questo bel comunicato:

mamma regala alla figlia di sette anni buono per la liposuzione

http://www.pianetadonna.it/salute/chirurgia-estetica/mamma-regala-alla-figlia-di-7-anni-un-buono-per-una-liposuzione.html

Ipotizzo che la notizia abbia suscitato raccapriccio e orrore e che sia stata pubblicata per ingenerare una discussione sul tema delle madri degeneri che spingono i bambini alle forme più aberranti di azioni, accecate  solo da vanità e desiderio di mettersi in mostra etc.. etc…

Vero, confermo al cento per cento: la signora in questione, tale Sarah Burge, ha sicuramente qualche problemuccio legato alla sua immagine personale e lo riflette (ammettiamolo però, lo fa bellamente, senza falsi pudori) sulla sua bambina, che volente o nolente ne pagherà le conseguenze per tutta la vita.

Ma che ne dite di questa pubblicità che ho scannerizzato dal retro di una nota rivista dedicata alle mamme?

Ducati e Peg Perego hanno espressamente studiato e immesso sul mercato un modello di motocicletta per bambini dell’età della scuola materna!

Anch’io sono Ducatista, lo ammetto e me ne compiaccio: la Ducati fa moto scomodissime ma bellissime, moto affascinanti; essere Ducatisti è come fare parte di una tribù privilegiata, i creatori del brand lo sanno bene e io, pur riconoscendo che è uno stratagemma di marketing, una geniale invenzione per vendere motociclette, sto volentieri al gioco  e mi sono comprata un Monster rosso fiammante ma mai e poi mai, mi sognerei di proporre alle mie figlie questa insana passione che coltivo, camuffandola come un valore da trasmettere, mettendole in sella appunto ad una baby-motocicletta. Io vado in moto e basta; se le bambine vorranno fare altrettanto una volta diventate adulte, dovranno affrontare tutte le responsabilità che questo comporta, ma ritengo che spingerle verso questa mia passione sia una forzatura visto che di una passione si tratta e come  tale,  oltre che personalissima, significa anche che è un vero e proprio eccesso, è una smania, insomma è un capriccio solo mio.

Cosa sarebbe la vita senza passioni? Per me poco o nulla. Io vivo di passioni.

Ma compito di un genitore è quello di educare, non certo quello di trasmettere le proprie passioni; educare significa trasmettere valori assoluti, validi a prescindere, postulati per vivere la vita da utilizzare in ogni condizione possibile, che è cosa ben diversa dal trasmettere le proprie inclinazioni personali, le quali purtroppo, nel bene o nel male, saranno comunque parte inscindibile del bagaglio che lasceremo ai nostri figli in eredità, assieme al nostro modo di vivere, alla morale che cercheremo di far passare, ma non possono certo costituire dei modelli da proporre; non sono le nostre passioni insomma che devono essere l’anello di congiunzione tra noi e i nostri figli.

A meno che non ne vogliamo farne dei piccoli nostri cloni, degli altri noi stessi in miniatura, delle piccole copie tragicomiche della parte di noi che vogliamo mostrare al mondo, qualcosa letteralmente da “mettere in mostra”.

Io credo che il compito del genitore sia quello di proporre uno stile di vita ripulito il più possibile dalle proprie  inclinazioni personali; ripulito insomma da tutto ciò che non è condivisibile in senso lato.

Trasmettere la passione per la motocicletta a un bimbetto ad esempio, dimenticando il pericolo che l’andare in moto comporta, o proporre la chirurgia plastica come un valore dimenticandone i rischi, sono azioni di vasta portata  in termini di possibile conseguenze sulla loro vita futura, non dimentichiamolo mai.

Non si può insegnare ai propri figli; a giocare a “fare la liposuzione” o giocare ” a fare il motociclista”  solo perché queste sono le cose che desideriamo per noi stessi.

I figli dovranno trovare la loro strada in maniera completamente autonoma, capire le proprie inclinazioni senza costrizioni, e senza incoraggiamenti, anche perché sai che noia dev’essere scoprire da adulti di avere avuto le stesse identiche passioni di mamma e papà.

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About Barbara

Barbara per sua natura odia dispensare consigli, ma essendo di indole estroversa, ama raccontare di sé e delle sue esperienze; proprio questo l’ha portata ad avvicinarsi alla Rete: il desiderio di incontrare nuove amiche con cui condividere i trucchi e i segreti dell’arte di fare la mamma. Con Deborah ed Enrica è stato amore al primo click! [Leggi tutto]

Comments

  1. Marzia says:

    In questi giorni stavo proprio ragionando sulle passioni di mio figlio e sul fatto che in parte gli sono state trasmesse da noi genitori, senza imposizioni ma certo per osservazione. Lui adora aggeggi elettronici e libri, quasi allo stesso modo. Io leggo ferocemente, mio marito e’ appassionato di tecnologia. In casa ha avuto accesso sia a libri sia a pc, iPad, DS .. Poiché invece nessuno della famiglia si interessa di calcio, ad esempio, Alex si ritrova tra i pochi della classe a non saperne nulla, senza che se ne crucci o gli nasca la curiosità. Altro esempio, contrario, mio marito adora la bici ma nostro figlio e’ arrivato quasi a 7 anni prima di andarci senza rotelle. Quindi … Escludendo i casi di imposizione folle, dannosa e irresponsabile, e’ possibile ad essere  neutrali con i bambini? E’ sufficiente proporre senza imporre? Ovvio che crescendo aumenterà molto la sua osservazione del mondo e potrà scegliere con maggiori opzioni ma spero di non precludergli nulla. Mio figlio non e’ tipo malleabile, anzi, ma ho sempre il timore di fargli vedere sempre solo una fetta della torta … 
    Grazie per la riflessione!

    • Enrica says:

      Secondo me e` proprio come dici tu: proporre e non imporre. Credo sia assolutamente normale che in una famiglia un bimbo sia esposto piu` ad alcune cose che ad altre, semplicemente perche` e` cosi` l’andamento della famiglia stessa. Poi fuori dalla famiglia verranno le “proposte” degli amici, dei compagni di scuola… insomma, bisogna districarsi e comprendere cosa per loro rappresenta una vera gioia e cosa invece e` fatto solo per emulazione.

    • Barbara says:

      Cara Marzia,
      io credo che bisogna essere chiari coi figli su certe passioni: bisogna fare passare il messaggio che sono delle fissazioni, magari lecite finché si vuole ma tuttavia sono una sorta di debolezza;
      sono interessi verso i quali non bisogna spingerli affatto.
      Le mie figlie mi hanno sempre vista girare la testa quando ci passava di fianco una moto e hanno capito fin da subito che la mamma aveva una “fissa” per i motori: sanno che ne vado pazza come sanno che sono una gran mangiatrice di gelati, di cui a volte faccio scorpacciate un po’ esagerate magari non in loro presenza.
      Non nascondo i miei lati meno nobili, ma diciamo che non li ostento; certo non spingo le figlie a imitarmi.
      La mia passione per i libri invece, visto che ha contenuto eticamente più corretto, l’ho ostentata un zinzino di più, l’ho proprio sbandierata se vogliamo.
      Se da un lato non mi sono mai arrischiata a ordinare alle bambine di leggere, d’altro canto mi facevo vedere costantemente con un libro in mano ; Bianca e Carolina hanno spesso un libro in mano, di loro iniziativa, probabile che alla loro inclinazione personale io abbia dato un aiutino, non so.
      Cara Marzia, lo saprai di certo anche tu:
      quando si tratta di figli, è quasi un tocco da maestro dosare le quantità e le misure;
      proporre senza spingere, aiutare senza prevaricare, portarli a vivere la loro vita senza letteralmente spingerli a forza: dovrebbe essere il nostro obiettivo.
      Ci vuole tanto buon senso, tanta misura.
      Grazie per avere condiviso con noi la tua esperienza,
      a presto.
      Barbara

  2. Andrea says:

    Condivido le vostre considerazioni. Io sono appassionato di computer e tecnologia e mia moglie è una studiosa, ha sempre libri di studio sparpagliati per casa. Alessandro è cresciuto senza costrizioni, ha però assunto per osmosi le nostre caratteristiche pur mantenendo la sua identità. Gli piacie moltissimo cercare informazioni su internet e legge pagine e pagine su wikypedia. Ha una buona predisposizione per lo studio e raggiunge risultati abbastanza facilmente.L’ unica imposizione se così vogliamo chiamarla è stato lo sport. Gli abbiamo chiesto di scegliere uno sport e frequentarlo con costanza giacche l’ attività fisica fa bene. Se dovesse venire fuori nel corso degli anni qualche sua inclinazione cercheremo di fargliela crescere. Cero che se dovesse diventare un mago dei computer non mi dispiacerebbe!!

    • Barbara says:

      Caro Andrea,

      vuoi che rilanci la discussione, come a poker?
      Vuoi andare un po’ più pesante di così? Vuoi osare?
      Farò finta che tu abbia detto “si” e te la butto su un piatto d’argento: la religione.
      Quando Carolina nacque ero una tiepida credente non praticante, sono passati 15 anni tanta acqua sotto i ponti e io adesso sono un’atea, una che che non sente il bisogno di spiritualità, non più.
      Mentre io approdavo a questo, Carolina nel frattempo seguiva un percorso scolastico da scuola privata cattolica abbastanza ortodosso, che è terminato con le medie presso una scuola di Comunione e liberazione, due anni fa.

      Mentre la mia maturazione personale vedeva una vera e propria involuzione della mia parte spirituale io continuavo ( per vari motivi che è inutile che spieghi qui non ultimo il fatto che suo padre è invece credente), a farle seguire un percorso cattolico badando bene a non mentirle mai, ma anche a non ostentare le mie convinzioni che a detta di alcuni familiari sono addirittura provocatorie( se si può dire provocatorio colui che dice di non credere in qualcosa).
      Man mano che i miei dubbi crescevano, e io divorziavo sia da suo padre sia dalla religione cattolica, mettevo in chiaro a mia figlia quello che sentivo se e solo se lei me lo domandava.
      ” Ma tu credi in Dio mamma?”
      Prima qualche “Bhe si certo”, poi qualche ” Non so”, ultimamente solo: ” No proprio no”.
      Non so come valutare il fatto che anche Carolina abbia maturato nel corso di questi anni, la mia stessa mancanza di spiritualità arrivando a formulare proprio pochi giorni fa, questa curiosa teoria sulla religione:
      ” Io mamma posso capire i bambini con l’amico immaginario, ma gli adulti che dicono di avere un amico immaginario di nome Gesù proprio non li capisco”.

      Io Andrea di tutto questo, sono dispiaciuta ci credi? Io non credo ma so benissimo che la Fede può essere un’ancora importante nella vita, e il fatto che Carolina scarti a priori di essere anche solo possibilista, mi lascia con un leggero amaro in bocca, se non altro per il fatto che io ho impiegato ad arrivare alla conclusione di non credere più di 40 anni e lei meno di 15.
      Mi rimane solo la consolazione di non averla spinta in nessun modo, se non rispondendo con franchezza alle sue domande.

      • Andrea says:

        Sai che siamo molto simili??Ci credo che tu sia dispiaciuta. Alla fine penso che la spiritualità di una persona non si giudichi da quanto prega, quanto va in chiesa o quanto crede in gesù o dio.
        Penso sempre che la bonta’ d’ animo , il rispetto per la vita in tutte le sue forme, e l’ amore siano le qualità migliori da ricercare in una persona, in quanto ho visto più volte che spesso i cosidetti ” credenti ” non sono proprio le persone migliori!!
        Quando è nato Alessandro ci siamo da subito posti il problema se dargli o meno una educazione cattolica. Io sono credente , credo che esista una entita’ superiore , che si sposi perfettemente con la natura , il pianeta e tutti gli esseri viventi che ci sono sopra, ma da piccolo ero molto credente in Dio e frequentavo la chiesa. Mia moglie, si è vista portare via la mamma molto presto ed il padre trasformarsi in un essere bieco ed egoista e la sua fede da bambina si è scontrata troppo presto con quello che la realtà della vita quotidiana. Alla fine abbiamo deciso di far seguire ad Alessandro il catechismo, l’ abbiamo battezzato a 3 anni e mezzo tra lo scandalo di un paesello pieno di vecchiette devote, e quest’ anno prenderà la comunione. Lui crede che dio esista ma sà che non abita dove tutti dicono che sia. Sà che dio sta nelle buone azioni, nella bontà d’ animo, nella amicizia e nei buoni sentimenti. A me questo basta, terminato il ciclo della comunione farò decidere a lui se seguire gli insegnamenti di una chiesa che giorno dopo giorno si basa sempre di più sul dio denaro, o continuare a coltivare Dio dentro di se! Spesso mi pone domande su Dio e io gli ho sempre detto di cercarlo dentro il suo cuore.Solo lì lo trovera, non nelle statue, nelle basiliche imperiali, nelle gesta e le parole di persone che tolte l’ abito talare sono esseri come noi con i pregi ed i difetti. Alla fine penso che la mia condotta non sia molto diversa dalla tua.

        • Barbara says:

          Magari caro Andrea io fossi come te in fatto di spiritualità;
          io purtroppo sono come una persona con il raffreddore che se mette in bocca qualcosa non sente niente,
          io non sento in me nessuna spiritualità, ecco l’ho detto.
          Ma sento invece una grande forma di trasporto per la Vita stessa; un sintomo lampante di questa mia passione esagerata, è il mio sfornare più figlie di quanto sia umanamente possibile gestire e anche la moto stessa a suo modo, è un modo edonistico per glorificare la Vita.
          Vabbè ma siamo scivolati in un terreno un po’ distante dai temi dell’Oasi.
          Io però sono tanto contenta che abbiamo lettori che ci portino sui piani paralleli, su universi distanti ma soprattutto che ci leggano con attenzione, molta attenzione, i cui commenti non hanno niente di banale.
          Grazie Andrea.
          Barbara

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