La donna e il post parto – Introduzione

Se il titolo di questa rubrica ha attirato la tua attenzione sospetto che tu abbia dei buoni motivi. Forse hai partorito di recente e ti senti come uscita da una centrifuga. Sei un tantino disorientata, non sei così felice come ti aspettavi, anzi a dirla tutta (e dillo, su) sei invasa dal pensiero di rivolere la tua vita pre-figlio. Hai la sensazione che il tuo morale strisci nell’humus di migliaia di malumori ingestibili, la lacrima esige di uscirsene dal condotto un po’ troppo spesso, la migliore considerazione delle tue giornate è “che c@*@°# di vita di m@*@°# mi ritrovo a fare?!” e non ti capaciti come mai visto che hai realizzato il sogno di tutte le donne (o quasi) del pianeta terra: avere un bambino.
Ora, causa comprensibile scombussolamento, stai brancolando nel buio cercando di ritrovare quella “diritta via che era smarrita”. Citazione di Dante a parte  ti serve una bussola per capire bene dove tu sia andata a finire.
Magari in questo momento ti starai dicendo con espressione stupita: “wow, questa le ha azzeccate tutte!” e chissà perché sei andata a sbirciare nel mio profilo per cercare di capire con chi hai a che fare. Tengo subito a rassicurarti che non appartengo al filone esoterico/chiromantico, per cui non sono dedita alla lettura dei tarocchi (a me ha portato di una sfiga in passato…), nemmeno a quella della mano (una volta una specie di fattucchiera mi disse che la linea della mia vita era troppo corta, io le dissi che se pretendeva da me 50 euro per avermi lanciato una previsione simile ci sarebbe stata di sicuro una vita corta: la sua), non pratico destrutturazione e nemmeno ti ricostruisco il karma delle tue vite con l’ausilio di un pendolino.
Ti viene forse in mente qualcosa di alternativo? Qualcosa che si chiama “esperienza”? Ebbene sì, io ci sono passata prima di te. E sapessi quanto ho desiderato trovare in rete un manuale simile a questo che mi assistesse nella fase più delicata della maternità: il post parto.
Non immaginavi di ricevere un trattamento simile, vero? Lo so, non te ne ha parlato nessuno. Ma non si tratta di una congiura verso la tua persona, fidati. Solo pura questione di smantellare (alla radice) l’antico folclore che mostra sempre e solo un foggia della maternità: quella sognante, magica, unica, felice.
Mi chiedo come si possa ingannare in modo così scadente una mamma in attesa.
La metafora che sto per proporti, che ti renderà meglio l’idea, è un po’ azzardata ma credo piuttosto efficace.
Supponi di entrare in un’agenzia di viaggi, ok?
L’operatore ti decanta la meta che hai prestabilito.
Ti mostra il depliant con una spiaggia bianca e il mare turchese, l’alberghetto delizioso che vanta una vista mare da urlo e uno staff servile pronto a venire incontro ad ogni tua esigenza.
E tu parti.
Sei piena di belle aspettative.
Non vedi l’ora di arrivare in quel posticino attraente, già ti vedi  spedire una valanga di cartoline con su scritto:“tiè, beccatevi questa e tanti cari saluti!” e sorseggiare sotto il sole cocente una caipirinha fresca, servita da un bellimbusto dai muscoli scultorei che ti offre anche un massaggio antistress.
Poi l’aereo finalmente atterra, tu chiami impaziente un taxi che ti porta nel posto tanto ambito e…scorgi una struttura malandata, una brutta copia di quel alberghetto dai colori cangianti e briosi immortalato nel depliant, chi ti da il benvenuto è un cameriere dalla pancia prominente, il riporto sulla testa come mai ne avevi visti in vita tua, e ti accoglie pure scaccolandosi il naso.
Ad una prima stima della situazione penseresti: “questo elimina lo stress quanto una seduta dal dentista”. Poi passerai ad una seconda stima in cui avrai la certezza di essere stata vittima di una bufala.
Ed è così che ti senti nella tua nuova situazione di mamma non è vero?
Per nove mesi ti sei guardata, tra mille voli pindarici, quel depliant sulla maternità fatto di immagini patinate, con mamme stragnocche senza alcuna imperfezione sul viso, i fisici, quasi inutile dirlo, snelli e tonici.
E tu che in automatico ti identifichi in una di loro: gioiosa, energica, indipendente, forte, imbattibile e tutta fitness visto che durante il periodo di maternità sarai pure capace di dedicare più tempo al pilates, yoga e aquagym.
Infine partorisci e, tre giorni di paura e delirio in ospedale dopo, torni a casa.
E chi ti accoglie?
Il cameriere che si scaccola il naso dal riporto imbarazzante!

E’ una bufala.
Hai perfettamente ragione.
Se nel caso del viaggio puoi sfanculare l’operatore e chiedere un bel risarcimento danni (per il riporto potresti diventare milionaria e mandare in totale fallimento il tour operator), nel caso di “questo viaggio” non ti resta che indagare, analizzare, esaminare, anatomizzare e  sviscerare la natura di un ingannevole fenomeno sociologico fondato su una profonda omertà da parte di nonne, mamme, zie, sorelle e amiche che ti hanno preceduta nella procreazione; perchè dopotutto dietro il depliant mistificatore c’è sempre il mare limpido, la sabbia bianca e il cielo color laguna blu, no?

Prima di immergerci nel programma di riabilitazione che ti renda una madre davvero felice e consapevole mi sento in dovere di dirti che:

1. non sono qui per attuare terrorismo psicologico. La maternità, lo ammetto in primis, è un’esperienza unica ma va trattata con maggiore ragionevolezza, assennatezza, senno, giudizio, misura, equilibrio, ponderatezza. Potrei andare avanti all’infinito visto che ho aperto il dizionario dei sinonimi sotto la parola “lucidità mentale”. Insomma, bisogna guardarla sotto ogni suo aspetto. E soprattutto occorre essere ben informate su tutte le conseguenze possibili, siano esse seducenti o meno. Perciò, non credi sia meglio sapere a priori piuttosto che lasciarti imbambolare dall’antico incantesimo (le cui origini andrò ad analizzare durante questo nostro percorso): “aspetti un bambino? Oh, vedrai che bello, vedrai che il parto dopo due giorni non lo ricorderai più, vedrai come ti sentirai al settimo cielo, vedrai, vedrai e ancora vedrai…”
Il tutto condito con sorrisi da paresi facciale da parte di….tutti!!

2. Non farti trarre in inganno dai toni ironici con cui questo manuale è stato scritto. Sei nel pieno diritto di riconoscere i difetti della maternità con il sorriso sulle labbra ma ciò non significa che i contenuti che andrò ad affrontare siano privi di significato o di fonti attendibili. Il linguaggio come hai notato sarà confidenziale e molto semplice. Non hai certo bisogno che io ti tiri fuori neologismi vari o l’analisi del concetto di linguistica innata di Noam Chomsky. Capirai, tu hai bisogno di praticità e praticità sia anche nelle forme di espressione (lungi da me il Nobel).

3. Come tutti i manuali che si rispettino anche questo sarà diviso in sezioni che andranno a toccare: una parte spirituale (sai sì, che oltre al corpo abbiamo anche un’anima da nutrire e vezzeggiare?), una pratica (le soluzioni migliori per gestire il tuo quotidiano e la vita di coppia) e una interamente dedicata alla depressione post parto (identikit della malattia e soluzioni per uscirne a testa alta).

Bene, direi di cominciare.
Pronta?
Ah, dimenticavo…se tu che stai leggendo non sei una mamma in crisi ma forse temi che lo sia la tua amica, la vicina di casa, la ragazza che conosci di vista e che incontri spesso sola che vaga assieme alla carrozzina e lo sguardo spento.
Cosa aspetti a segnalarle questo blog?!

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About Deborah

L’avvento dell’era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. “Di materno avevo solo il latte” è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. [Leggi tutto]

Comments

  1. Anna says:

    Carissima Deborah,
    dirti ancora grazie per tutto questo non è superfluo, il tuo lavoro sono sicura che rifocillerà l’animo di tante neo mamme…ad ogni modo,proprio ieri mi sono imbattuta in un catalogo di una nota catena dedita alla puericultura,beh,leggendo la prima pagina mi stava venendo il coccolone!
    Ti riporto parola per parola quello che c’è scritto: “ora che sono mamma, la mia vita è diventata semplicemente meravigliosa!Impazzisco per le sue manine paffutelle, adoro il momento della ninna nanna e vado in brodo di giuggiole ogni volta che mi sorride…voglio solo il meglio per il mio amore, desidero che sia sempre felice!”
    Ecco. Roba che se l’avessi letta appena tornata dall’ospedale dopo il parto mi avrebbe fatto imbroccare la prima finestra che avessi incontrato…forse è un’esigenza del marketing, ma quanto male fa tutto questo illudere…bastaaaaa!
    Meno male che ora esistono siti come questo dove una neo-mamma sull’orlo della crisi di nervi non si deve sentire in colpa se non sfoggia un sorriso a 36 denti ma anzi,ha gli occhi talmente gonfi dal pianto che sembra abbia disputato un incontro di boxe.
    Un abbraccio

    Anna

    • Deborah says:

      Anna cara,
      qunado ti imbatti in dichiarazioni come quella cher hai citato nel tuo messaggio fai come disse qualcuno un tempo:”Non ti curar di loro ma guarda e passa.” Ed è così che bisogna fare!! Ora finalmente le cose stanno cambiando e ci sono spazi on line (come l’oasi) dove i muri inibitori che cingevano i difetti della maternità tenendoli debitamente nascosti sono stati abbattuti. Perciò vivi il tuo essere mamma con la gioia dei tuoi limiti, delle tue paure e ricorda sempre che solo per il fatto di ammettere di non essere totalmente felici e di evidenziare le NORMALI difficoltà una volta diventate madri è la migliore forma di saggezza, che ti permette di essere realmente un’ottima madre!

  2. Adriana says:

    Ciao Deborah. Mi associo ad Anna nel ringraziarti per il tuo lavoro e per questa rubrica. Come ho scritto nel questionario, ho sofferto di Baby Blues, almeno per tutto il primo mese da neo mamma. Quando mia figlia aveva circa 20 gg, durante un incontro con un’ostetrica e altre tre mamme, in cui si parlava delle nostre esperienze e intanto facevamo un massaggio ai pargoli, una di queste mamme ha chiesto quando fosse consigliabile cercare di avere un altro figlio (il figlio lì presente aveva quasi 4 mesi). Io ho pensato “CHE COOOOOSA?!?!?!”. Sentendomi un vero verme, in quel periodo a tutto pensavo tranne che ad avere un altro figlio! Lei però era davvero convinta, felice e rilassata e io pensavo se non ci fosse qualcosa di sbagliato in me, se magari non ero pronta, nonostante il miei, sigh, 38 anni. Naturalmente non ho osato esprimere quello che pensavo, vedendo l’espressione a forma di cuore di quella mamma… Adesso so che non c’era niente di sbagliato in me, però lì per lì è stato proprio brutto.

    • Deborah says:

      come ti capisco cara Adriana! Io non ho fatto che incontrarmi/scontrarmi con super mamme. Ma alla luce dei miei “studi” socio-antropologici sono giunta alla conclusione che accudire un bebè sia un vero e proprio talento, che ci sono donne che non farebbero altro nella vita e che si sentono realizzate solo ed esclusivamente con la maternità. Ben venga, dico io. Però il fatto che ci siano altre donne che al contrario mostrano non poche difficoltà nell’affrontare l’esperienza di madri non significa assolutamente che non siano capaci di amare profondamwente i loro figli e che soprattutto non siano delle buone madri….grazie un abbraccio Deborah

    • caterina says:

      Cara Adriana…mia figlia ha 22 mesi e, sinceramente, non passa giorno che io non mi senta un’aliena rispetto ad altre mamme…super organnizzate, super felici e con nessun altro desiderio se non quello di giocare ed accudire i propri bimbi. Accetto con fatica il fatto che io non abbia questo talento come dice Deborah…ma oggi riesco a dire più apertamente che il mio post parto non è stato certo il periodo più bello della mia vita!!

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